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Le vie della Fede e del Ferro

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Le Vie della Fede

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Le Vie del Ferro

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Sin dall’antichità la vallata dello Stilaro è stata crocevia di importanti percorsi di sviluppo storico e sociale. Punto di incontro di culture diverse, il territorio della fiumara, con la sua la natura aspra e selvaggia, testimonia itinerari di attività umane rivolte a sfruttare le sue ricchezze nascoste e implorare i favori della divinità.

Così fecero i coloni achei di Kaulon che onorarono Efesto con i simboli dell’ascia bipenne e delle tenaglie nel tempio della Passoliera come ringraziamento per le risorse minerarie che consentirono alla città della Magna Grecia di raggiungere quel livello di elevata prosperità testimoniato dalla coniazione di monete d’argento.

Le stesse montagne, centri delle attività estrattive, assurgono nell’età classica a luoghi sacri da venerare; itinerari della fede e del metallo, che si intersecano senza soluzione di continuità nel tempo e nello spazio di questo angolo di Calabria.

Molti secoli dopo, altri greci, fuggiti da oriente, scelsero le zone più impervie dello Stilaro per trovare un più intimo contatto con Dio, ma il monachesimo ascetico portò con sé anche la diffusione di nuove tecniche di sfruttamento delle risorse idriche e minerarie del territorio, poi perfezionate dai cistercensi che nell’XI secolo divennero i padroni assoluti della metallurgia delle Serre.

Da allora ebbe inizio un ampio processo di industrializzazione che giunse fino ai nostri giorni, nel quale il ferro assurge a simbolo della fiducia nelle capacità umane a piegare la natura e dell’ ingegnosità di una nazione, quella che si riconobbe nel Regno di Napoli e poi delle Due Sicilie, in grado di primeggiare, nel progresso tecnologico, tra le più avanzate potenze europee.

Itinerari del ferro che si dipanano dalle profondità della terra per proseguire su angusti sentieri di montagna, come tante viae crucis del sacrificio, e itinerari della fede che riecheggia potente nelle cappelle minerarie opera della devozione dei minatori, e nei luoghi di produzione dedicati ai santi del pantheon cattolico.

L’unità d’Italia non seppe accogliere i primati tecnologici ed industriali delle Serre, che si avviarono mestamente al disfacimento fisico e a un silenzioso oblio della loro memoria, di cui solo recentemente la religiosa dedizione alla conoscenza di studiosi della nostra terra ha rinnovato la consapevolezza, ma la vallata dello Stilaro seppe testimoniare ancora altri esempi di fatica e genialità.

L’energia si smaterializza, la luce si dissocia dal fuoco, ma non scompare la febbrile attività della fucina di Efesto che questa volta si manifesta nelle possenti turbine delle centrali idroelettriche di Guida e del Marmarico e nelle armature delle condotte che per qualche tempo si illusero di addomesticare la forza della fiumara, e che ora giacciono silenti e corrotte, simulacro delle velleità umane, forse in attesa di una loro rinascita.

Ci piace immaginare Bivongi così, incastonata nella valle e crocevia di infinite trame, storie di popoli, sguardi di uomini e donne, aneliti divini e grandi fatiche.

Itinerari della fede e del ferro visibili solo a chi sa dove guardare.

Vallata_dello_Stilaro_-_Vista_dal_Castello

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